Ramin Bahrami

Il grande Bahrami ''gioca'' con Bach

« Back to the list
ITA

Il grande Bahrami «gioca» con Bach


SALA MAFFEIANA. Nel concerto inaugurale della tredicesima stagione dei Virtuosi Italiani, il pianista iraniano si conferma interprete maturo, affidabile e raffinato. Tre bis e scroscio di applausi

Ramin Bahrami è sempre quel «mostro sacro» dell'interpretazione bachiana di cui dicono continuamente le cronache. Nel concerto inaugurale della tredicesima stagione dei Virtuosi Italiani in Maffeiana ha voluto misurarsi nei due Concerti BWV 1056 e 1052 (fra l'altro da poco incisi) affrontando Bach da una prospettiva decisamente personale e rivelandosi interprete maturo, affidabile, raffinato nel padroneggiare il tocco e il fraseggio, capace di sfruttare le polifonie e para-polifonie bachiane per creare piani interagenti e di sapiente discrezione nel virtuosismo timbrico. Il fraseggio del suo pianoforte è infatti ampio, ma quasi trattenuto sul piano emotivo, dove il suono è piccolo ed elegante, poco sostenuto dal pedale, ma paradossalmente ben legato.


I tempi sono veloci e l'impulso metrico viene sottolineato attraverso le scattanti pennellate degli archi dei Virtuosi Italiani. Coerente nel fare del grande Gleen Gould un modello dichiarato - mutuato soprattutto dalla gioia del ritmo - , Bahrami lo rimane anche nel mantenimento e nel perfezionamento delle proprie specifiche peculiarità. Ecco allora con i Virtuosi di nuovo la sua ricerca di una lettura rispettosa della prassi dell'epoca, il gusto per la resa degli abbellimenti e soprattutto la solidità nella costruzione del discorso musicale, intessuto di rapporti sottili, ma robusti fra zone anche lontane della composizione.
Il pianista iraniano sembra giocare con una grande scatola di costruzioni Lego, della quale si diverte a montare e smontare di continuo i vari pezzi, componendo sempre nuovi e straordinari piani sonori. E i suoi tre bis finali (ancora due Bach e un Mozart), concessi all'interminabile applauso del pubblico, sono incredibilmente geniali e appaganti. Quasi un secondo concerto nel concerto.


Bene hanno fatto i Virtuosi Italiani a usare per l'occasione archi moderni (non barocchi) nell'accoppiarsi al pianoforte (niente clavicembalo), strumento che lo stesso Baharami giudica estremamente bachiano, in grado di compiere operazioni di sana «ricreazione» perché questa musica possa meglio arrivare al pubblico di oggi.


Il programma scelto dall'orchestra veronese, con Mendelssohn in apertura, si è poi perfettamente sintonizzato al Bach della ripresa, se si pensa che proprio Mendelssohn ha dato il via a una «renaissance» di Bach, guidandola personalmente dal podio dell'Orchestra di Lipsia. Un Mendelssohn di cui sono stati proposti due lavori giovanili: la Decima Sinfonia in si minore, con due soli movimenti, improntata a un rigoroso studio dei grandi modelli, e il Concerto in re minore per violino (nella versione Mehnuin), ambedue lavori che si caratterizzano come tensione, aspirazione a ben padroneggiare la tecnica, la forma e le sonorità degli archi. In quest'ultimo Alberto Martini non ha perso occasione per misurarsi non solo come direttore del suo complesso, ma anche come notevole solista, capace di colorare bene la frase, di sostenerla, di vivificarla, senza inutili enfasi. Successo straordinario della serata, inevitabilmente andata esaurita.

 

Gianni Villani

 

Fonte: http://www.larena.it/stories/589_musica/299557_il_grande_bahrami_gioca_con_bach/

 

 

Date: 22/10/2011



Category: News - Written on 24/10/2011 13:43



Copyright © 2011 - RaminBahrami.com - Accesso Riservato - Privacy
Browser supportati: Firefox, Safari, Chrome, Opera, Internet Explorer 8 e successivi