Ramin Bahrami

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Bach, stile e scienza nei piccoli gioielli per flauto e piano

From Giornale di Vicenza on 24/07/2012

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OPERAESTATE. Raffinato concerto con un programma poco frequente. Massimo Mercelli e Ramin Bahrami ottimi protagonisti della sofisticata serata dedicata all'integrale delle quattro Sonate





Ramin Bahrami e Massimo Mercelli hanno proposto le sonate per flauto e pianoforte di Bach. CECCON

Bassano. Operaestate è un festival con due anime. C'è la kermesse popolare, fitta di appuntamenti di richiamo per il grande pubblico fra teatro, musica, cinema e danza, attenta ai grandi nomi che hanno saputo uscire dalla ristretta cerchia degli addetti ai lavori per diventare “globali", sia pure a rischio di qualche concessione alla maniera. E c'è la rassegna “trasgressiva" dedicata all'avanguardia radicale della scena, che ha una dimensione e spazi specifici e ridotti, ma cresce anno dopo anno. Non è detto peraltro che le due anime restino rigorosamente separate. Anche nel cartellone generale di quest'anno non mancano le occasioni sofisticate, specialmente nell'ambito musicale, quasi a ripagare il fatto che negli ultimi anni è stato forse meno seguito di altri. Il mese di luglio, ad esempio, ha visto approdare a Bassano alcuni maestri della tastiera di assoluto livello, famosi certo ma per nulla disposti a concedere alla popolarità qualcosa del rigore della loro ricerca. Parliamo di Brad Mehldau o di Uri Caine, artisti per i quali i confini del jazz, del quale sono stelle, risultano francamente stretti. E parliamo di Ramin Bahrami, il “profeta" di Bach ormai acclamato a livello internazionale, che è tornato l'altra sera per il secondo anno consecutivo, come l'altra volta costretto dalle bizze del maltempo a rifugiarsi al teatro Remondini invece di misurarsi con lo spazio monumentale del Castello degli Ezzelini. Bahrami l'anno scorso aveva proposto uno dei suoi cavalli di battaglia, le Variazioni Goldberg, del cui “sdoganamento" nel repertorio è uno dei maggiori protagonisti, mentre l'altra sera si è addentrato - insieme al flautista Massimo Mercelli - in un ambito raffinato e decisamente insolito per le sale da concerto, proponendo l'integrale delle quattro Sonate per flauto e tastiera di Sebastian Bach. Si tratta di composizioni che ben testimoniano l'attenzione del compositore per il flauto traverso, di antica tradizione nei paesi tedeschi, tanto da essere anticamente definito in Italia come “flauto d'Alemagna". Oltre a quelle con tastiera, il suo catalogo comprende infatti anche tre Sonate per flauto e basso continuo, una per due flauti e continuo, una Suite per lo strumento solo, numerose pagine di grande rilievo solistico o concertante, sia nell'ambito sacro che in quello profano. Nelle Sonate proposte da Mercelli e Bahrami, tutte in tre movimenti, quello lento al centro, strumento a fiato e tastiera hanno paritetica dignità e dialogano fittamente, costruendo un quadro coloristico e melodico di grande fascino. Com'è tipico di Bach, lo stile è multiforme, cosmopolita. La Sonata in Si minore, non a caso eseguita per ultima, ha ricchezza quasi di Toccata nella parte pianistica e notevole profondità anche contrappuntistica nel gioco fra le voci; quella in Mi bemolle si presenta con una leggerezza che prefigura l'eleganza dello stile “galante", e anche le altre due propongono una sprezzatura “mondana", da musica d'occasione, con sempre notevole attenzione alla melodia specie nei movimenti lenti, di suadente fascino. I due esecutori non hanno proposto esecuzioni filologiche in senso stretto, ma hanno offerto una “mediazione" colta ed efficace fra l'uso degli strumenti moderni (in legno, comunque, il flauto di Mercelli) e la consapevolezza stilistica del suono e del fraseggio. Bahrami ha messo in rilievo la trama ritmica sempre ben sbalzata, elastica e brillante dei movimenti veloci, realizzando in quelli lenti un fraseggio assorto eppure ricco di comunicativa; Mercelli ha messo a fuoco un suono di grande eleganza e morbidezza, percorrendo gli impervi sentieri virtuosistici della sua parte con precisione e nitidezza, senza mai abbandonare il controllo del fraseggio e l'accorta differenziazione delle dinamiche. Magistrale la misura del dialogo fra i due. Pubblico non da tutto esaurito, al Remondini, ma prodigo di applausi e bis in serie, dai Minuetti “ a quattro mani" fra Sebastian Bach e il figlio Carl Philipp Emanuel (del primo la parte flautistica) a una sofisticata Fuga dall'Offerta Musicale, non senza la versione pianistica di Bahrami dell'Aria sulla quarta corda, eseguita in memoria delle vittime del terremoto in Emilia.




Cesare Galla


 


Fonte: http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cultura_e_Spettacoli/389871_bach_stile_escienza_neipiccoli_gioielliper_flauto_e_piano/?refresh_ce







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